MONTI DELL'ALPAGO - SALITA AL MONTE TOC


Il 9 ottobre 1963 dal versante nord del Monte Toc si staccarono improvvisamente 260 milioni di metri cubi di roccia. Quest'evento cambiò fisionomia al Monte e alla vallata sottostante. Il materiale cadde all'interno del sottostante Bacino artificiale del Vajont, sollevando una massa di 50 milioni di metri cubi d'acqua che superarono la diga, distruggendo il vicino paese di Longarone e le frazioni di Pirago, Rivalta, Villanova, Faè. A provocare questa catastrofe non fu un fenomeno sismico o un'improvvisa eruzione vulcanica, bensì una serie d'eventi creati dall'uomo che innescò le condizioni affinchè questa enorme massa di detriti scivolasse tragicamente a fondovalle.
Questo percorso permette di risalire il versante nord del Monte Toc giusto a fianco della grande frana.

Descrizione del percorso:

Provenendo da Longarone, superata la Diga del Vajont e la palestra di Roccia, si abbandona la strada statale per prendere una stretta strada asfaltata che risale la frana del Vajont diretta a località Pineda e al Rifugio Casera Ditta. Raggiunto un bivio con una mulattiera (quota 820 metri) si parcheggia l'auto (tabella in legno con indicazioni per Casera Vasei + divieto di accesso per gli automezzi). Si prosegue ora in direzione ovest, seguendo la mulattiera per abbandonarla poco dopo (indicazioni) a favore di un sentiero che, all'interno di un fitto bosco, raggiunge il crinale sopra la diga ed in vista della Val del Piave. Il sentiero risale il ripido crinale fino a quota 1250 circa, per poi piegare in direzione est passando sopra la zona di distacco della gigantesca frana (molto pericoloso avventurarsi ai suoi bordi).
Più in alto il sentiero passa alla base delle pareti verticali della Croda Vasei, per poi risalire il pendio all'interno di un bosco di larici. Usciti dal bosco un ultimo ripido tratto permette di raggiungere il Ricovero Casera Vasei (mt. 1601). La Casera è poco più di un rudere e può essere utilizzata solo come ricovero di fortuna.
Chi volesse eventualmente raggiungere la sommità del Monte Toc dovrà proseguire in dir. sud, all'interno di una valletta boscosa. L'orientamento è assicurato da segnavie bianco-rossi, bolli rossi piuttosto sbiaditi nonchè ometti di pietra. Raggiunta la base di un vallone pietroso che scende dal Monte Toc lo si risale, tenendosi sulla destra, sino a raggiungere la cresta sommitale. Da qui, piegando a sinistra, facendosi largo fra i mughi, si raggiunge in breve Cima Mora (mt. 1940 - cima più elevata - croce piuttosto spartana) mentre, piegando a destra , la sommità del Monte Toc (mt.1920).
Il rientro avviene per il sentiero di salita.

Dislivello: 800 metri circa fino alla Casera Vasei + altri 300 metri per chi volesse raggiungere la cima del Monte Toc o Cima Mora.

Gianluca Parravicini


 MONTI LESSINI - VAJO SQUARANTO E VALLE DELLE SFINGI


Il Vajo Squaranto è una profonda e stretta vallata che taglia, con andamento da nord a sud, l'Altopiano Lessinico. Essendo piuttosto lungo ne percorreremo la parte centrale, considerata la più interessante. Successivamente usciremo dal Vajo portandoci verso la parte alta dell'Altopiano, con vista verso il Gruppo del Carega. Infine visiteremo la Valle delle Sfingi, dai grossi monoliti in calcare variamente modellati dalla disgregazione e dall'erosione. Nei pressi della Valle è presente anche il Covolo di Camposilvano e il Museo di Storia Naturale (ingresso a pagamento).

Descrizione del percorso:

Da Roverè Veronese si raggiunge in auto località S.Francesco e da qui, in breve, l'imbocco del Vajo Squaranto (quota 990 mt). Lasciate le auto seguiremo il fondo del vajo in direzione nord, fra pareti ripide e forre scavate dall'acqua. Il percorso non è difficile ma, per brevi tratti, è utile prestare un minimo di attenzione a qualche roccia viscida. In questa prima parte i segnavia sono quasi inesistenti forse perché, vista la logicità del percorso, qualcuno li ha ritenuti non necessari. Superata una recinzione (cancello) il vajo si allarga in una vasta spianata. Da qui sono evidenti le tracce lasciate dall'uomo quali malghe, abbeveratoi, campi coltivati. Nei pressi di Malga Squaranton il Vajo incrocia il sentiero Europeo E5. Si abbandona quindi la traccia che prosegue in direzione nord in favore del sentiero E5, che risale ripidamente la sponda destra (sx orografica) del vajo. Il sentiero si collega ad una stradina forestale che prosegue a tornanti fino ad un passo, mantenendosi all'interno di un boschetto. Raggiunto il Passo si esce dal boschetto, permettendoci di osservare il vicino Gruppo del Carega. Seguendo i segnavia del sentiero Europeo, puntando in dir.est, si raggiunge la provinciale che da Camposilvano porta a S. Giorgio. Si prosegue brevemente lungo la strada asfaltata, in direzione sud, sino a individuare il sentiero 253 in Loc. Croce di Parparo, nei pressi dell'Albergo Conca dei Parpari, (mt.1400). Su strada bianca che taglia il versante orientale del Monte Bellocca si scende a Malga Buse di Sopra (1130 mt) (poco prima, con breve deviazione verso est, si può raggiungere il Sengio Rosso, autentico balcone panoramico). Dalla Malga proseguiremo ancora lungo un sentiero-mulattiera sino a raggiungere un crinale aperto. Da qui una traccia (prestare attenzione) scende in direzione della Valle delle Sfingi. Raggiunta la Valle faremo una sosta per visitarla accuratamente. Poco distante, riprendendo il sentiero 253 o proseguendo lungo la vicina provinciale per S.Giorgio, sarà eventualmente possibile visitare il Covolo e il Museo di CampoSilvano. Da CampoSilvano, proseguendo in direzione ovest su stradina asfaltata (segnavia 251) raggiungeremo in breve Loc. S.Francesco (direz.Ovest) dove concluderemo l'escursione (quota 1100 metri).
Chi ha l'auto all'imbocco del Vajo raggiungerà, per strada asfaltata, il posto a piedi (10 minuti di cammino).

Dislivello in salita: circa 450 metri. Dislivello in discesa 350 metri.

Gianluca Parravicini



 ALPAGO - PERCORSO ANULARE AI PIEDI DEL CIMON DEL CAVALLO


La Foresta del Cansiglio e le montagne circostanti rappresentano un simbolo importante nell'immaginario delle genti venete e friulane. Dalla grande pianura, a chi guarda verso nord, appare da sempre, imponente e solitario, quasi sospeso sopra la foschia, un monte isolato ed imponente. E' la Cima Alta, Khap-al nell'antica parlata preromana dei Venetici (così si spiega, forse, l'origine del toponimo Monte Cavallo). Attorno alla montagna, poi, e al di là di essa, tutti conoscevano l'esistenza di un bosco grande e misterioso, la foresta senz'acqua (Kein-Seil, niente acqua), il Cansiglio dei moderni, contrapposto alle risorgive della pedemontana, luoghi ricchi di fiumi e paludi.

Descrizione del percorso:

Raggiunta Piancavallo (mt.1270) si lascia l'auto nei pressi del Palasport, dove inizia il sentiero 924 (indicazioni per Cima Manera- Cimon del Cavallo). Il sentiero risale la Val Sughet e, tenendosi a sinistra delle pareti che culminano con il Cimon dei Furlani, raggiunge l'ampio e bellissimo catino di origine glaciale posto a sud del Cimon del Cavallo. Aggirato il catino puntiamo in direzione di un intaglio posto sulla cresta che culmina con il Cimon di Palantina e, da qui, scendiamo a Casera Palantina (mt.1508).
Dalla Casera si risale leggermente ,seguendo il sentiero 993, passando una cinquantina di metri sotto un grande landro chiamato Antro delle Mate. Superato il landro (ambiente suggestivo) il sentiero 993 prende il nome di Troi delle Mule. L'ultimo tratto che ci riporta a Piancavallo è purtroppo parzialmente rovinato dalle piste da sci del Monte Tremol.

Dislivello: 1000 mt. in salita + altrettanti in discesa

Gianluca Parravicini


 PREALPI TREVIGIANE- DA VALMARENO A PRADERADEGO

Descrizione del percorso:

L'itinerario inizia dalla Borgata di Valmareno, frazione del comune di Follina a quota 249.
Si cammina in dir. Nord, lungo una stretta strada asfaltata sul versante destro della Val Corin. Dopo aver superato la borgata di Brumal si raggiunge un quadrivio a quota 358: proseguendo in dir. Nord si sale a Praderadego per la nuova strada in costruzione; girando invece a sinistra si arriva sempre alla stessa località ma da ovest, per un antico tracciato.
Seguiamo quest'ultimo (percorribile purtroppo in auto sino a quota 590), passando vicino alla fontana Bramosa, osservando strati rocciosi suborizzontali, costituiti da alternanze di calcari grigi e selci. Più in alto, da quota 500 fino all'osteria di Praderadego, la morfologia è costituita da rocce affioranti spesso farinose, in grossi blocchi.
Da quota 590 si prosegue invece su sentiero sino ad arrivare sotto le strapiombanti pareti della Croda Rossa. Passando sotto le pareti il tracciato si fa più esposto, pur essendo sempre ben agibile. Da segnalare una grottina che, a livello del sentiero, penetra attraverso uno stretto cunicolo in una saletta lunga una decina di metri.
Superate le pareti si prosegue in dir. Nord, percorrendo il fondo di una valletta, ingombra di grossi massi, sino ad arrivare ad un rustico capitello dedicato a San Carlo. Qui si congiunge il sentiero, proveniente da destra, che ci permetterà, raggiunta Praderadego, di ritornare a Valmareno attraverso la Val Di Forran.
Circa 150 mt prima del capitello è consigliabile fare una deviazione a sinistra dove si possono notare delle grandi e suggestive torri di roccia.
Si prosegue sempre sul fondo della valle, su una mulattiera via via più larga sino ad arrivare a Villa Toti dal Monte (885 mt). Davanti a noi appare una conca prativa ricca di fiori, la Chiesetta di S.Gottardo e la vecchia e caratteristica osteria di Praderadego.
Si ritorna sino al capitello di San Carlo e, da qui, si scende seguendo la Val Forran, su suggestivo sentiero interessante dal punto di vista morfologico (roccia costituita da dolomia in grosse bancate, spesso cariata). Arrivati a quota 525, è possibile, con una breve deviazione, visitare la fontana di Arner, raggiungibile in soli 5 minuti, seguendo le indicazioni.
Ritornati sul sentiero principale si prosegue su strada asfaltata sino a Valmareno, punto di partenza della nostra escursione.

L'itinerario di salita segue quella che per tradizione viene considerata la strada romana Claudia Augusta Altinate; questa, partendo da Altino (VE) raggiungeva al Passo di Praderadego; poi proseguiva per l'importante Castello di Zumele ove attraversava il Piave, incrociando infine un'altra strada militare romana, la Feltre - Belluno. Anche il percorso ha delle "particolarità" non riscontrabili in altri sentieri quali alcune rampe con larghi gradini intagliati nella roccia, certi muraglioni troppo larghi per l'attuale stretto sentiero, probabili intagli nella roccia ecc….


Dislivello: 660 mt (abbordabili per chiunque).

Gianluca Parravicini


 LA VALLE DELL'ORCO E LE CONTRADE DI TRETTO

Questo sentiero percorre la Valle dell'Orco che ha origine sull'Altipiano di Tretto e scende sino alla pianura. Situata a ovest di Santorso (VI), in loc. Timonchio, la valle è percorsa in tutta la sua lunghezza dall'omonimo corso d'acqua. Le rocce che costituiscono la valle sono in prevalenza sedimentarie, marne arenarie e il caolino detto "terra bianca di Vicenza" (alterazione di feldspati che costituiscono le porfiriti triassiche). La vegetazione è composta in prevalenza da acero di monte, frassino, faggio. nocciolo, acacia, sambuco, qualche tiglio e qualche ontano nero. Lungo la valle si trovano interventi dell'uomo ormai abbandonati, finalizzati al recupero dell'energia idraulica per lavorazioni artigianali ed in particolare per la ex fabbrica "Saccardo" (un opificio abbandonato).

Si parte da Contrà Magliaretto in località Timonchio, alle spalle dell'ex fabbrica Saccardo, in comune di Schio, costeggiando inizialmente la sponda destra del torrente per 5 minuti e quindi lo si attraversa mediante un ponte in calcestruzzo per successivamente percorrere il bosco del "Majo" (da maglio col quale in questa località si battevano i coltelli).
Dopo un'ora di cammino ci troviamo al bivio che, a sinistra, ci porterà a Contrà Pozzani di sotto, che si raggiunge in 20 minuti (447 mt.). In questa località una volta si estraeva il caolino e sono ancora visibili le vasche di lavatura.
Dopo la visita alla contrada prendiamo a destra la carrareccia in leggera salita e superiamo i resti di una grande vasca di raccolta dell'acqua. Ci portiamo verso la Località Pozzani di sopra, ma senza passare per detta contrada, in quanto continuiamo percorrendo sempre la strada sterrata che si addentra nel bosco. Lungo questa strada troveremo il capitello della "Bona Morte", all'incirca a metà strada fra la contrà Pozzani e la contrà Munaretti, in località Buso a quota 569. Raggiunta quest'ultima località si prosegue ulteriormente raggiungendo in 15 minuti località Pecare, dove ha inizio un giro ad anello (segnalato in bianco-azzurro) per le contrade di Tretto (in tutto l'altipiano di Tretto le contrade sono ben 82, collegate fra loro mediante sentieri e mulattiere).
Da Pecare (mt.610) si prosegue in direzione ovest salendo ripidamente sino a loc. Romare (mt.707) (2 abitazioni) e ci avviamo verso contrada Costa, situata in posizione panoramica sulla pianura sottostante. Superata la contrada, seguiamo il sentiero che passa sulla destra del capitello camminando ai margini fra campi coltivati e bosco di castagno. Attraversiamo la strada provinciale seguendo il sentiero segnalato ed osservando una tipica formazione di arenaria trattenuta dalle radici delle piante.
Siamo ormai in vista di Bosco (mt.780) che raggiungiamo percorrendo l'ultimo centinaio di metri su strada asfaltata. L'altopiano di Tretto è caratterizzato da numerose cave e miniere da cui si estraevano argento, piombo, rame e gesso, oggi abbandonate. I filoni metalliferi risalgono all'era mesozoica, periodo caratterizzato da trasgressioni e regressioni del mare e da un'intensa attività magmatica.
Dalla contrada Bosco al bivio si va a destra per la strada Colletto di Velo- Summano e quindi immediatamente a sinistra, dove inizia il sentiero.
Costeggiando il lato nord-est del fabbricato residenziale davanti all'incrocio, ci inoltriamo in una valletta caratterizzata dalla presenza di tigli, ontani e noccioli fino ad immetterci, dopo 5 minuti, nella strada vicinale che porta alla contrada di Alba, scegliendo la destra all'incrocio con la strada stessa (possiamo vedere le caratteristiche "masiere", muri a secco che sostengono la terra nei dislivelli fra campo e campo). Arrivati a contrà Alba ci troviamo nel punto più elevato del percorso (870 mt.), ai piedi della Val Brazome.
Attraversata la contrada il sentiero scende leggermente e sul lato sinistro, dopo 5 minuti di cammino, notiamo la presenza di una porfirite, segnale di attività magmatica in parte effusiva. Entrati in un bosco bisogna porre attenzione al bivio, dove occorre prendere a destra anziché seguire il sentiero diritto.
Il viottolo scende ad incrociare la strada che porta al Colletto Grande del Summano.
Dopo qualche centinaio di metri in discesa incontriamo la contrada Zaffonati che attraversiamo, per dirigerci verso contrada Cisele e, dopo aver percorso un breve tratto di strada asfaltata, svoltiamo a destra prima di raggiungere contrà Zovi (è presente una fontana attorniata da robusti e maestosi noci a lato del sentiero). Raggiunta contrada Ballare si prosegue ancora in discesa raggiungendo la valle dell'Orco, concludendo il percorso ad anello fra le contrade di Tretto.
Ripercorriamo il sentiero lungo la Valle dell'Orco, fatto precedentemente in salita, per circa 20 minuti sino a incontrare una deviazione verso valle a sinistra, indicata con segni rossi su piante e sassi. Dobbiamo prendere la mulattiera a sinistra in discesa che in breve ci porta a fondo valle ed attraversare il torrente su un ponte di legno di recente costruzione. Seguendo la sinistra idrografica in salita per 15 minuti e scendendo attraverso un fitto bosco arriviamo quindi a una cava di caolino.
Dopo la cava, verso sud, troviamo la strada costruita a mezza costa che consentiva l'esercizio dell'attività estrattiva. La strada scende ancora per circa un chilometro. Abbandonata la strada principale, alla nostra destra imbocchiamo il sentiero in discesa che ci riporta sulla sinistra idrografica del torrente Orco, lungo l'omonima valle. Ripercorriamo in discesa il sentiero che abbiamo percorso in salita per ritrovarci al punto di partenza, cioè in contrà Magliaretto.


Dislivello in salita: 700 mt. + altrettanti in discesa.

Gianluca Parravicini



 ALTOPIANO DEI 7 COMUNI- VAL D'ASSA

Questo facile itinerario che si svolge interamente all'interno della Val D'Assa, oltre all'interesse naturalistico e l'ambiente suggestivo, si caratterizza soprattutto per il valore culturale e storico, al punto tale che tutta l'area è sotto protezione ambientale. Esso tocca infatti grotte, anfratti, pareti nelle quali sono state rinvenute preziosissime testimonianze costituite da fossili, reperti risalenti al Paleolitico Medio e migliaia di incisioni e graffiti.

Il sentiero parte da Canove di Roana, appena dietro la chiesa, all'inizio della strada che porta al cimitero, prendendo in direzione nord la strada sterrata che, da quota 994, porta sul fondo della Val D'Assa, a quota 814. Dal fondo della valle si farà una breve puntata verso nord-est fino alla località Tunkelbald (824 metri), dove si potranno vedere alcune suggestive incisioni rupestri. Da qui si ritorna indietro per avviarsi nella direzione opposta, verso sud-ovest, lungo il fondovalle (la prima parte della valle non è praticabile e bisogna risalire di 150 mt verso Canove per imboccare, a destra, una mulattiera ben segnalata). La mulattiera scende moderatamente sino a Loc. S.Antonle (mt.775- punto più basso dell'escursione) per poi risalire aggirando Cima 3 Pezzi, ed infine immettersi, a quota 900, sulla strada sterrata che si tiene sulla destra idrografica della Val Bissele. La si percorre fino al ponte sulla strada statale, dove l'itinerario si conclude. Volendo ritornare a Canove a piedi, si può evitare la strada asfaltata prendendo la mulattiera che passa per località Holla e Busi.

Dislivello: metri 230 in salita + altrettanti in discesa; ore 4 per l'intero circuito.

Gianluca Parravicini


 ITINERARIO NATURALISTICO FAEDO-CIMA A MONTE DI MALO

L'Altopiano del Faedo è una zona a carattere carsico che s'allarga sui rilievi ad occidente di Monte di Malo. E' la parte superficiale e soprastante il complesso reticolo sotterraneo della grande e ramificata cavità del Buso della Rana. E' costellato di doline e conche carsiche e, come tale, presenta un paesaggio e una morfologia tutta particolare. Notevole la copertura boschiva con formazioni di carpino nero, castagneti e qualche nucleo di faggi. Lungo il percorso si incontrano diverse contrade con capitelli, roccoli per l'uccellagione in pietra, forni per la legna ed altri manufatti tradizionali. Insolita, presso la contrada Mieghi, una vecchia sega ad acqua.

Da Vicenza si prende la Statale per Schio e si raggiunga Malo. Si devia per la Priabonese ma, usciti dall'abitato, si devia ancora a destra per Monte di Malo. Dalla parrocchiale si prende una strada che, con numerose svolte, porta alla frazione Faedo (mt.600).

Descrizione del percorso:

Lasciata la frazione di Faedo si prende un viottolo verso settentrione (segnavia giallo-azzurri sul terreno) e si va alla vicina contrada Milani. Si prende a sinistra per una stradina ma presto si devia a destra e si imbocca un sentiero che compie un lungo percorso nella zona sommitale dell'altopiano fino alla contrada Cima e Pozzoli. Qui si prosegue in direzione del Passo del Mucchione sino a raggiungere la Chiesetta omonima. Si ritorna indietro per lo stesso tracciato e poi si devia a sinistra tagliando la costa del monte fino a contrada Ceresara. Si arriva alla vicina frazione Cecchelleri e poi si compie un secondo lungo tratto solitario fino a contrada Mieghi. Di qui, in breve, si ritorna al punto di partenza.

Dislivello: circa 300 metri fra salita e discesa senza difficoltà.

 

Si consiglia la visita del Museo del Priaboniano "A. Marchioro" a Monte di Malo.
Il Museo raccoglie esemplari fossili dall'eocene al miocene rinvenuti nel territorio vicentino.
Orario di apertura: la prima domenica di ogni mese dalle 15 alle 18. Ingresso gratuito.

Gianluca Parravicini


 

 ALPI CARNICHE - PAL PICCOLO - museo all'aperto della guerra 1915-18

Da Tolmezzo (UD) si prosegue superando l'abitato di Timau sino a raggiungere il Passo Monte Croce Carnico (mt. 1360). Lasciata l'auto negli ampi piazzali del Passo si passa il confine scendendo per poche centinaia di metri in territorio austriaco. Sulla destra si stacca il percorso storico, segnalato comunque anche da tabelle che indicano il sentiero (Historischer Rundweg), che sale alle postazioni dette del Naso delle mitragliatrici. Qui, come sulla vetta del Pal Piccolo, gli ingenti lavori di ripristino sono stati eseguiti in anni di lavoro volontario dai soci della Dolomitenfreunde ed ora, anche questo settore, è parte integrante del museo all'aperto. Inizialmente si raggiungono le prime postazioni in caverna e, superatele, si perviene ad una fortificazione pesantemente blindata con cemento armato, che fungeva da osservatorio. Proseguendo in salita lungo il bosco si notano diramazioni che portano a postazioni, trincee, dormitori sino a raggiungere la Caserma-fortino, una costruzione restaurata di recente. L'edificio, essendo l'unico rimasto con tali caratteristiche in territorio austriaco, è considerato monumento storico-militare. Dalla caserma-fortino (casamatta) si sale a fianco di trincee sino a raggiungere un caposaldo, posto alla sommità del Naso delle mitragliatrici. Da qui si prosegue su terreno scosceso sino a raggiungere un piccolo altopiano, poco sotto la vetta del Pal Piccolo. Sulla sinistra è posto il Campo Containers dell'Associazione Dolomitenfreunde con le stazioni delle teleferiche. Da qui è possibile visitare i due settori a destra del piccolo altopiano, denominati "della Quota di mezzo" e il "dell'Ala destra" (la parte più interessante del museo all'aperto). Nei due settori si trovano caverne con bellissimi fregi, la caverna adibita a cucina da campo, trincee, gallerie e postazioni.
Anziché ridiscendere seguendo il sentiero di salita è possibile, puntando in dir. Sud-est, raggiungere una conca nella quale è stato edificato un monumento in memoria del maggiore Macchi. Da qui, seguendo una panoramica mulattiera (segnavia CAI 401) che passa accanto a ricoveri posti nelle retrovie, è possibile raggiungere il parcheggio del Passo Monte Croce Carnico.

Ingresso al museo all'aperto gratuito.
Portare con se carta d'identità e torcia elettrica.
Le tabelle del museo sono anche in lingua italiana.

Dislivello: in salita 500 metri.

Si consiglia la visita del Museo del Priaboniano "A. Marchioro" a Monte di Malo.
Il Museo raccoglie esemplari fossili dall'eocene al miocene rinvenuti nel territorio vicentino.
Orario di apertura: la prima domenica di ogni mese dalle 15 alle 18. Ingresso gratuito.

Gianluca Parravicini


 ALPI CARNICHE- SENTIERO NATURALISTICO TIZIANA WEISS

Il sentiero ricorda nel nome Tiziana Weiss, giovane alpinista e naturalista triestina , caduta in montagna.
Itinerario escursionistico ad anello che tocca in successione la Casera Tintina, la forca di Montof, la Punta dell'Uccel e il Malpasso del Tinisa.
Lungo il percorso sono stati individuati ed evidenziati con apposite tabelle alcuni siti particolarmente significativi per l'osservazione naturalistica.

L'escursione inizia sulla rotabile che dal Lago di Sauris sale al Passo del Pura, 500 mt. Prima di raggiungere il Rif. Piaz. Si prende sulla destra (a quota 1386) una strada forestale chiusa al traffico. La strada si snoda dapprima in piano, poi in leggera salita verso ovest e conduce a Casera Tintina (mt.1495).
Si attraversa il pascolo della Casera e, lasciato a sinistra il sentiero che conduce al Malpasso di Tinisa, si prosegue per una strada trattorabile fino ad un successivo bivio; qui si prende a sinistra, entrando nel vallone che scende dalla Forca di Montof, che si risale sino alla forcella.
Lasciati a destra il sentiero che va in direzione del Monte Puintat e quello che scende a Forni di Sotto, si prosegue per una traccia di sentiero che verso est rimonta la cresta fino sulla Punta dell'Uccel (1983 mt). Proseguendo lungo l'affilata cresta si scende in breve alla Forcella del Fieno (1920 mt). Ci si abbassa poi a sud della cresta e si prosegue in quota verso sud-est fino ad un piccolo circo detritico-erboso che si risale con strette svolte raggiungendo il Malpasso di Tinisa (1960 mt).
Si lascia sulla destra la traccia della via normale al Monte Tinisa e, valicata la forcella, si segue verso sinistra una esposta cengia attrezzata che permette di portarsi sui ripidi pendii del versante nord; la traccia porta in ripida discesa al bivio nei pressi della Casera Tintina dove ci si ricollega alla strada forestale percorsa all'andata che riporta alla rotabile del Passo del Pura.

Gianluca Parravicini