T.A.M. – TUTELA AMBIENTE MONTANO
VIVERE L’AMBIENTE 2018 – 22° CICLO

CONFINI

Quinta uscita:

domenica 10 giugno 2018


TAPP DA LE PAROLE
Monte Civetta – Crepe de Falconera

Nelle nostre Dolomiti, il Centro Cadore ha restituito numerose testimonianze di insediamenti stabili già nell’età preromana.

reperti archeologici provenienti da Valle, Lozzo, Domegge, Pozzale e soprattutto dal Santuario di Lagole confermano lo stanziamento di popolazioni venete in questo territorio ben collegato alla Carnia e al sito di Gurina nella valle del Gail.

Secondo Giovan Battista Pellegrini, proprio dalla Carnia sarebbe arrivata la successiva romanizzazione dell’area, verosimilmente nel I sec. a. C., attraverso un valico comodo come il passo della Mauria. Questo spiegherebbe l’appartenenza del Cadore all’agro di Iulium Carnicum, l’attuale Zuglio, sulla direttrice del passo Monte Croce Carnico, e alla stessa tribù Claudia nonché la successiva dipendenza religiosa dal patriarcato di Aquileia prima e diocesi di Udine poi.

Iulium Carnicum, sorto vicino ad un precedente insediamento indigeno, divenne municipio romano verso la fine del I sec. a. C. per diventare colonia dopo qualche decennio, probabilmente prima della morte dell’imperatore Claudio, acquisendo importanza proprio per la sua posizione lungo la via Julia Augusta, collegamento di Aquileia con il Norico (regione storica, quindi provincia romana, corrispondente all’attuale Austria centrale, a parte della Baviera, alla Slovenia nord-orientale e a parte dell’arco alpino italiano nord-orientale ). Il suo territorio, scarsamente abitato, si estendeva ad occidente fino a raggiungere la testata della valle del Maè e i pascoli a nord della bastionata del monte Civetta nel bacino del Cordevole.

Le tre iscrizioni romane conosciute del Civetta avevano appunto lo scopo di fissare i confini fra i municipi di Iulium Carnicum e di Bellunum, cioè fra Iulienses e Bellunati. Di buona fattura, incise sulla roccia, ben visibili per le loro dimensioni, perfettamente somiglianti, sono opera di professionisti ed erano conosciute dai pastori che nel passato frequentavano quei luoghi, ma solo nel 1928 vengono citate nella guida dei Monti d’Italia ad opera dell’alpinista scrittore D. Rudatis e solo nel 1938 E. Ghislanzoni, sovrintendente alle antichità di Padova, le rende note al mondo scientifico con una pubblicazione. Fra le tre iscrizioni, una sul Col Davagnin, l’altra sulla parete rocciosa cui si appoggiava il tetto della mandra di casera Righess nel vallon delle Ziolere, la terza, la principale, scolpita sulla parete di roccia ai piedi dei dirupi occidentali delle crepe di Falconera, al di sopra di una piccola cengia erbosa sovrastante un gradino roccioso (tapp) da cui il nome Tapp da le Parole, sarà meta dell’escursione. Di una quarta iscrizione, di cui parla D.Rudatis, non si ha conoscenza della ubicazione.

Per iscrizioni: 
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